MALATI NELL' ANIMA

 

“La droga è come una donna. Non ti perdonerà se oltrepassi la misura con lei. (Gérard Gévry)

 

 

 

Eroina, cocaina, LSD, trip, amfetamine, crack, flakka, acidi, steroidi, hashish, alcover, ketamina, GHB, alccol. Sedative, ipnotiche, dissociative, anoressizzanti, psicostimolanti, deliranti, euforiche. Sniffate, inalate, iniettate, ingoiate, vaporizzate. Provocano allucinazioni, paranoie, comportamenti aggressivi, convulsioni, depressione, coma, morte. Sono tante, sono diffuse, sono alla portata di tutti, sono le droghe. Cresce l’uso e l’abuso di sostanze sintetiche tra i 15 ed i 24 anni. Già a 20 molti ragazzi hanno già provato tutto ed i reparti per disagi mentali si riempiono. Già, perché il consumo di sostanze è un importante fattore di rischio per lo sviluppo di una patologia mentale. Ormai si trova di tutto a basso costo e questo fa si che il fenomeno tossicodipendenza sia sempre in via di espansione. Nonostante le continue campagne informative e divulgazioni di notizie, non c’è freno, nessuna diminuzione, nessuna notizia confortante. La tossicodipendenza va sempre in salita, in costante crescendo, così come il degrado, la scarsa coscienza, l’assenza di riferimenti e di valori, e persino il pudore. Si bucano ormai per strada in pieno giorno senza riserve, remore e timori, attanagliati solo da un estremo ed impellente bisogno. Quello di farsi! E’ un circolo vizioso, più ti fai e più aumenta il bisogno fisico e psichico. Ma le sostanze hanno un costo, e la necessità di denaro spinge ad andare oltre. Tutti i limiti della legalità e  della moralità vengono dilaniati, e si entra a poco a poco in un circuito alienante. C’è chi ruba, chi chiede colletta per strada e chi spaccia, così come moltissime donne ormai si prostituiscono. Tutto, per una dose. Come e perché si comincia è molto soggettivo, ma per la maggior parte dei casi di fondo c’è sempre e comunque un disagio, un malessere, una grande fragilità legata a dinamiche affettive, spesso familiari, disfunzionali. Mauro, 44 anni mi racconta che ha cominciato a fumare erba a 14. I genitori sono stati poco presenti, il padre era alcolista, e la mamma era  troppo impegnata ad arginare i danni del marito e ad evitare che maltrattasse se stessa ed i figli. Mauro parla con disinvoltura, ma è facile intuire quanta sofferenza si porti dentro. Dall’erba alla cocaina, provata all’età di 16 anni, il passo è stato breve. A 17 si fa la sua prima dose,  e comincia a rubacchiare qua e là per non farsela mai mancare. Lascia anche la scuola e, come lui stesso dice, da lì in poi è stata la fine. Entra ed esce dal carcere per rapine, si è abituato alla “bella vita”, e non riesce a rinunciarci. Giulio, 22 anni. Dice che la sua vita è stata proprio disgraziata. Abbandonato insieme ad altri due fratelli, viene cresciuto dai nonni, che purtroppo muoiono a distanza di pochi anni e, quando lui, ne ha solo sedici. Un fratello è finito in casa famiglia, lui, insieme al maggiore, cerca un lavoro ed insieme si arrangiano come possono. Lavori in nero e nessuno disposto a fargli un contratto decente gli rendono difficile pagarsi un affitto, bollette, cellulare e quant’altro, ed entrambi cominciano a spacciare per arrotondare. “Farsi è stato inevitabile. Vittoria, 46 anni. Un’infanzia fatta  di abusi da parte di entrambi i fratelli maggiori, ed una mamma poco cosciente perché già stanca, triste e logora da un marito padrone. Si avvicina alle sostanze a 14 anni con l’hashish, a 19 la prima dose e via così, fino ai 28 quando, frustrata, delusa, e stremata da quella vita tenta il suicidio.  Mi dice che inizialmente la droga per lei è stata l’antidoto alla sua insicurezza e che quel mondo ovattato le sembrava più masticabile, perché la realtà era insopportabile. Infine  c’è Silvia che a 15 anni per curiosità si avvicina ad un gruppo di ragazzi tra i 18 ed i 22 anni per il mero bisogno, come lei stessa riferisce, di sentirsi più grande. Facevano sesso, bevevano e facevano uso abituale di sostanze.  Silvia sentiva di appartenere a qualcosa, si sentiva apprezzata, e questo la faceva stare bene. Ma Silvia si rende conto, fortunatamente a stretto giro, di essere per quel gruppo solo l’ultimo pezzo della catena alimentare. E già! Perché quando ci sono di mezzo le sostanze, gli affetti sono effimeri. Difficile parlare di amicizia, di sincerità o di lealtà. Le sostanze uccidono tutto. Uccidono l’uomo prima di tutto nella sua morale, il corpo viene solo a seguire. I tossicodipendenti sono  prima di tutto malati nell’anima. Che sia per un bisogno di appartenenza, per insicurezza, per abusi, maltrattamenti, tutti in qualche modo sono dilaniati e feriti.

Ma l’anima non si può ricucire, non bastano dei punti di sutura. Mauro ha  scelto la comunità, così come Giulio. Vittoria ha già terminato più di un programma, adesso è fuori. Lavora e fa teatro. Anche Silvia ne è uscita. E’ seguita da una psicologa, ha ripreso gli studi, lo sport e vive in famiglia. Hanno tutti fatto una scelta, quella di vivere! Non sanno se ne sono usciti per sempre, la paura di ricadere li accompagnerà per sempre, ma impareranno a conviverci, cosi come faranno con i loro demoni e le loro paure.

 

“Si può morire per un idea, per un valore, per un principio. Si può morire per difendersi o per difendere la propria dignità. Si può morire per i propri ideali, per i propri sogni o per l’amore…ma mai, mai per rassegnazione”. (Federica La Selva)

 

 

 

 

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